A Vicenza prende il via ‘Social Food’: Il progetto che unisce culture, tradizioni e comunità attraverso il cibo

Promosso dall’Ambito Territoriale Sociale di Vicenza e sostenuto da Fondazione Cariverona nell’ambito del bando Welfare Generativo, ha l’obiettivo di coniugare inclusione sociale e formazione professionale nel settore della ristorazione, creando un modello replicabile capace di ispirare nuove iniziative di inclusione lavorativa.

Il progetto ha risposto a un bisogno reale della ristorazione, un settore in forte crescita che necessita di personale specializzato, offrendo come soluzione concreta corsi mirati a fornire competenze spendibili a persone in formazione, già attive nel settore o desiderose di intraprendere un percorso d’inserimento lavorativo. Il successo di questo modello ha visto, oltre alla promozione fondamentale da parte del Comune di Vicenza, il coinvolgimento di ALDA+ SRL Benefit Corporation, dell’Istituto Commercio Servizi (ICS) e delle imprese del Terzo Settore, partner chiave per garantire la qualità, le opportunità lavorative e la sostenibilità economica e sociale del progetto.

Accanto alla formazione, il progetto prevede di realizzare in tre ristoranti di Vicenza cinque laboratori sociali aperti a tutta la cittadinanza, pensati per coinvolgere la comunità locale e far conoscere elementi culinari nuovi rispetto a quelli locali. Durante gli incontri, le serate si aprono con la presentazione dei piatti, degli ingredienti e dei significati culturali legati alle preparazioni, grazie alle quali si vengono a  conoscere piatti tradizionali della Costa d’Avorio, del Senegal, della Nigeria e del Marocco, proseguendo con attività interattive per testare e approfondire la conoscenza degli aspetti trasmessi, e concludendosi con un momento conviviale di assaggio dei piatti preparati. 

Il calendario del primo ciclo prevede lo svolgimento dei laboratori:

  • lunedì 15 giugno presso Rumori Polpetteria
  • giovedì 18 giugno presso Silene Bottega & Cucina
  • martedì 23 giugno presso Bamburger
  • giovedì 25 giugno con un nuovo incontro presso Silene Bottega & Cucina
  •  lunedì 29 giugno con l’ultimo appuntamento ospitato nuovamente presso Rumori Polpetteria.

I laboratori usano il cibo come strumento di incontro e integrazione.  Il tutto  parte da incontri propedeutici con una formazione  su organizzazione, comunicazione e tecniche di cucina interculturale. Poi si lavora insieme, si scelgono le ricette da rappresentare, si reperiscono gli ingredienti, si preparano i ricettari che i partecipanti trovano già quando arrivano al laboratorio.

L’obiettivo è semplice: unire le persone attraverso il cibo, valorizzando tradizioni, competenze e storie diverse.

Rafforzare la Governance Territoriale: Come il Progetto EnCLOD dà Forma al Futuro degli Open Data a Vicenza

Nell’ambito del Progetto EnCLOD, lo scorso sabato 13 giugno la Provincia di Vicenza e ALDA+, in stretta collaborazione con l’Università IUAV di Venezia, hanno organizzato un evento dal titolo “Open Data a Vicenza: Risultati del Progetto EnCLOD e Innovazione per la Governance Territoriale”. Più di 50 partecipanti – inclusi amministratori locali, ricercatori, imprese private, studenti, e attori chiave nel settore – si sono riuniti per esplorare come i dati aperti possono supportare una governance territoriale particolarmente efficace, promuovere l’innovazione digitale e stimolare nuove partnership dinamiche tra il settore pubblico e quello privato.

La conferenza è cominciata con le dichiarazioni di benvenuto e i saluti del Presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin. Nel suo discorso introduttivo, il Presidente Nardin ha sottolineato in modo particolarmente forte il ruolo vitale dell’innovazione e della collaborazione tra pubblico e privato nel rafforzamento di una governance territoriale sostenibile.

Dopo le dichiarazioni di apertura, le sessioni mattutine della conferenza hanno spostato il focus sui traguardi pratici raggiunti dall’azione pilota locale svoltasi a Vicenza, sviluppata nell’ambito del progetto europeo EnCLOD. Tra i principali risultati presentati, spicca l’ottimizzazione delle operazioni di salatura invernale delle strade. Inoltre, la fase pilota ha introdotto con successo un network di monitoraggio ambientale in tempo reale: questo risultato è stato raggiunto distribuendo una serie di sensori meteorologici lungo quattro punti critici localizzati sulle principali arterie stradali montane nella Provincia di Vicenza. Con una scelta decisiva, tutte le informazioni ottenute tramite l’utilizzo di questa rete di sensori sono state pubblicate in modo trasparente all’interno del portale istituzionale ufficiale della Provincia di Vicenza. Rendendo queste fondamentali informazioni completamente accessibili e pubbliche, il progetto stabilisce modelli di dati altamente replicabili e fornisce ai cittadini dati aperti e trasparenti.

Un altro momento cruciale della giornata è stata la cerimonia di premiazione dell’ EnCLOD Open Data Hackathon. Organizzato in partnership con il Digital Innovation Hub di Confargianato Imprese di Vicenza, questo hackathon intensivo ha sfidato quattro gruppi formati da innovatori di talento a sviluppare delle soluzioni digitali pratiche e creative, basate interamente sul riutilizzo dei dati aperti già pubblicamente disponibili. I progetti finali hanno mostrato chiaramente l’enorme potenziale degli open data nel generare valore economico sostanziale e hanno fornito idee concrete per migliorare la governance territoriale.

Oltre ai risultati specifici del progetto, la conferenza ha anche fornito ai partecipanti un’analisi approfondita ed esperta sull’importanza strategica del patrimonio di informazioni in possesso delle Camere di Commercio. I relatori hanno infatti dimostrato come dati dettagliati riguardanti il contesto socio-economico regionale possono diventare una risorsa cruciale, sia per gli imprenditori privati sia per le autorità pubbliche. Tuttavia, è essenziale trasformare in modo efficace i dati grezzi in strategie di sviluppo a lungo termine.

L’evento, particolarmente riuscito, si è concluso con un impegno forte e condiviso a continuare a far progredire l’ecosistema locale di dati aperti, rafforzando le collaborazioni tra le istituzioni pubbliche, le imprese private, gli enti di ricerca accademica e la società civile.

Sviluppo rurale tra visioni europee e pratiche territoriali: confronto aperto a Santa Croce del Sannio

Programmi europei, progettualità locali e partecipazione attiva: sono stati questi i cardini dell’incontro “Sviluppo rurale: dalla prospettiva europea alle pratiche locali”, svoltosi venerdì 24 aprile presso il Centro Culturale “Enrico Narciso”, a Santa Croce del Sannio. Organizzato da ALDA+ in collaborazione con il Comune di Santa Croce del Sannio, l’appuntamento ha riunito amministrazioni, comunità scientifica e realtà associative per riflettere sulle opportunità di rilancio dei territori rurali.

La giornata si è aperta con i saluti del Sindaco del Comune di Santa Croce del Sannio, Antonio Zeoli, e con la presentazione dell’iniziativa che rientra nel Progetto locale di rigenerazione culturale e sociale “Tracce promosso dal Comune di Santa Croce del Sannio e dal Comune di Circello finanziato con la Misura PNRR M1C3 – Intervento 2.1 – Attrattività dei borghi storici. 

La prima sessione ha offerto una panoramica sulle politiche e le buone pratiche in materia di sviluppo rurale nell’Unione europea. Ad aprire gli interventi è stato Serafín Pazos-Vidal di AEIDL che ha descritto l’approccio della sua associazione allo sviluppo locale partecipativo. A seguire, Elyse Lebreuilly, segretaria generale di Leader France, ha evidenziato il ruolo delle reti territoriali nel rafforzare le strategie comunitarie. In chiusura di sessione, Eriberto Eulisse, direttore esecutivo di WAMU-NET, ha illustrato il ruolo degli eco-musei e dei musei estesi nello sviluppo locale sostenibile attraverso il coinvolgimento delle comunità.  

La seconda sessione si è focalizzata sulle esperienze di rigenerazione locale. Hanno presentato rappresentanti accademici tra cui Claudia De Luca, del Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, e Pasquale De Toro, del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” dell’Università di Napoli Federico II. A questi si sono affiancati i contributi della fondazione Popoli e Territori e dell’associazione Ru.De.Ri., rappresentata da Valentina Anzoise, che hanno portato esempi concreti di coinvolgimento delle comunità e valorizzazione delle risorse locali, tra cui la Rural Design Week. 

Nel pomeriggio, l’attenzione si è concentrata sulle sfide dell’area dell’Alto Tammaro. Avvalendosi di una metodologia partecipativa basata su focus group, i partecipanti hanno approfondito collettivamente l’argomento, definendo insieme percorsi strategici condivisi per lo sviluppo rurale sostenibile nella regione. 

La giornata si è rivelata un successo con oltre quaranta persone presenti in sala e più di venti persone collegate da remoto. Un risultato che conferma l’interesse crescente verso il tema dello sviluppo rurale. 

Il valore dell’inclusione: la Certificazione della Parità di Genere come primo passo verso un cambiamento culturale

Giunti a metà di questo percorso annuale sulla parità di genere, è il caso di fermarsi un momento per considerare il grande impatto che questa Certificazione ha avuto a livello nazionale.

La Certificazione UNI/PdR 125:2022, infatti, è stata introdotta nel 2022 con l’obiettivo – stabilito dal PNRR – di raggiungere il numero di 3.000 imprese certificate entro il 30 giugno 2026, di cui almeno il 60% costituito da piccole e medie imprese. La Certificazione è stata introdotta al termine di un percorso che ha visto l’adozione di numerose tipologie di attestati, certificazioni e riconoscimenti che premiavano politiche di parità di genere, ma che non godevano di quel riconoscimento formale che avrebbe permesso di stabilire standard di riferimento univoci su tutto il territorio nazionale. Un primo tentativo di unificazione era stato fatto nel 2014 con la Certificazione Family Audit nella Provincia Autonoma di Trento: un modello che ha avuto successo e che ha costituito una sorta di ponte verso la Certificazione che conosciamo oggi.

L’integrazione della parità di genere nelle politiche economiche di Governo, con l’inserimento della Certificazione negli obiettivi PNRR, ha creato i presupposti per un’adesione diffusa e standardizzata tra diverse zone geografiche, attraverso settori produttivi diversi e su aziende con dimensioni variabili: la previsione di meccanismi premiali specifici, ad esempio, ha sicuramente ricoperto un ruolo importante affinché la Certificazione raggiungesse un numero straordinario di imprese.

Secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento di Pari Opportunità, infatti, la portata reale della Certificazione è, ed è stata, molto più ampia rispetto al previsto: basti pensare che, nei primi mesi del 2026, in Italia è stata raggiunta la quota di 13.775 imprese certificate. L’obiettivo iniziale, insomma, è stato ampiamente raggiunto e superato, con un’adesione volontaria che ha superato qualsiasi aspettativa. Tanto che la Certificazione UNI/PdR 125:2022 è diventata la quarta certificazione più utilizzata, dopo i sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente e la salute e sicurezza sul lavoro.

I dati sulle imprese certificate

Dal dato complessivo è stato estratto un campione sul quale sono state svolte ulteriori analisi statistiche: queste hanno evidenziato come, sul campione analizzato (5.451 imprese) oltre il 70% delle imprese certificate sono di dimensioni piccole o medie, valutate sulla base del numero di addetti secondo i criteri dettati dalla stessa UNI/PdR 125:2022 (tra i 10 e i 49 dipendenti per le piccole imprese, tra i 50 e i 249 per le medie). Le grandi imprese certificate (con oltre 250 dipendenti) costituiscono quasi il 13% del totale sul campione analizzato, mentre le microimprese (con meno di 9 dipendenti) sono quasi il 15%.

Sempre sullo stesso campione, poi, emerge una diffusione territoriale concentrata al Nord Italia (area su cui spicca, in particolare, la Lombardia) ma con un’ottima presenza di aziende certificate anche nel Lazio e al Sud Italia (soprattutto la Campania).

Per quanto riguarda, poi, i settori coinvolti, tra quelli che contano un maggior numero di certificazioni si trovano le costruzioni (25%), le attività manifatturiere (14%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (13%) e le attività di noleggio, agenzie di viaggio e supporto alle imprese (9%), con numerose aziende certificate anche nei servizi di informazione e comunicazione nonché nel commercio (circa il 7% in entrambi i casi).

Lo specchio di un cambiamento culturale

Questo risultato è stato sicuramente coadiuvato dalla presenza di meccanismi premiali: le aziende che si certificano, infatti, possono ottenere non solo un esonero dal versamento di una percentuale dei contributi previdenziali dovuti, ma anche punteggi maggiori per l’accesso a fondi europei, nazionali e regionali, nonché nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, oltre ad una riduzione della garanzia richiesta per partecipare alle stesse.

I meccanismi premiali, però, non sono l’unica variabile che permette di spiegare gli straordinari numeri raggiunti dalla Certificazione. Un mobilitazione tanto ampia e trasversale, infatti, nasce anche nell’alveo di un atteggiamento culturale che sta mostrando grandi aperture verso le questioni di genere e che sempre più si orienta verso iniziative di promozione della parità di genere, in molti ambiti diversi. Basti pensare alle direttive europee, che sempre più richiedono un impegno concreto in questo senso, ma anche ai mutamenti di prospettiva che stanno emergendo tra le nuove generazioni e che stanno promuovendo un mutamento culturale importante.

L’esperienza della UNI/PdR 125:2022 dimostra che un meccanismo come quello introdotto dalla Certificazione può davvero arrivare ad incentivare una presa di coscienza e un cambiamento culturale più profondi. Oltre ai vantaggi diretti e di tipo premiale previsti, infatti, sempre più aziende considerano la Certificazione un vantaggio competitivo concreto, sotto diversi punti di vista: maggiore capacità di attrarre nuovi talenti e di trattenere in azienda quelli esistenti, miglioramento del clima aziendale che si riverbera sulla qualità dei risultati, migliore qualità della leadership e maggiore innovatività dell’intera azienda. Un ambiente equo, infatti, è un ambiente che sa valorizzare tutte le competenze disponibili, il che è un fattore competitivo importante che incide direttamente sulla capacità delle organizzazioni di affrontare sfide e cambiamenti.

Del resto, è emerso già da numerose ricerche – ed è confermato dalla stessa Uni/PdR 125:2022 – come maggiore inclusività e diversità all’interno di un’organizzazione siano correlate a risultati migliori e più innovativi, anche grazie all’apporto di prospettive nuove e diverse che, in assenza di diversità e in ambienti poco inclusivi, sarebbero invece più omogenee e meno creative. La leadership femminile è stata anche collegata con migliori risultati economici delle aziende grazie a studi rigorosi, che hanno valutato l’impatto delle legge Golfo-Mosca (che nel 2011 introdusse le quote di genere) sulle società italiane. Gli studi sugli effetti di questa norma hanno anche evidenziato come quote più alte di donne nei consigli di amministrazione hanno innescato processi di selezione più efficaci dell’intero CDA, con membri più istruiti e più giovani. E’ interessante anche notare come l’aumento di donne nei CDA è stato correlato ad una diminuzione dei lavoratori e delle lavoratrici part-time: questa risultanza è stata collegata al fatto che una grande percentuale del lavoro parziale (soprattutto femminile) in Italia è involontario, e che probabilmente le donne in posizioni di vertice hanno più probabilità di contribuire alla riduzione della pratica.

Naturalmente, c’è ancora molto lavoro da fare, non solo all’interno degli ambienti di lavoro ma anche fuori, per promuovere un atteggiamento culturale che parta da una prospettiva di parità e che la applichi a tutti gli aspetti della vita quotidiana. Non a caso, le aree di valutazione su cui le aziende certificate hanno mostrato maggiori difficoltà sono proprio quelle legate al soffitto di cristallo (presenza di donne in posizioni dirigenziali) e alla gestione della genitorialità (in particolare rispetto al numero di padri che utilizzano il congedo parentale a disposizione). Come abbiamo visto, infatti, la disparità di genere si fonda su tanti fattori, diversi e interconnessi, che non possono essere affrontati o risolti singolarmente ma che richiedono un approccio globale e sistemico.

La certificazione, di fatto, non è un dato statico, né un punto di arrivo. È, invece, un percorso di miglioramento, che parte dall’analisi e dalla presa di coscienza dello stato attuale e che deve poi trasformarsi in azioni concrete con cui progettare un futuro di reale parità.


FONTI E RISORSE PER APPROFONDIRE

UNI/PdR 125:2022: il testo della prassi.

Dai “bollini” a 12mila certificazioni per la parità di genere, Il Sole 24 Ore, 2026

Parità di genere e politiche pubbliche, Paola Profeta, 2020 

La Certificazione della Parità di Genere: Numeri, sito del Dipartimento per le Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri