Giunti a metà di questo percorso annuale sulla parità di genere, è il caso di fermarsi un momento per considerare il grande impatto che questa Certificazione ha avuto a livello nazionale.
La Certificazione UNI/PdR 125:2022, infatti, è stata introdotta nel 2022 con l’obiettivo – stabilito dal PNRR – di raggiungere il numero di 3.000 imprese certificate entro il 30 giugno 2026, di cui almeno il 60% costituito da piccole e medie imprese. La Certificazione è stata introdotta al termine di un percorso che ha visto l’adozione di numerose tipologie di attestati, certificazioni e riconoscimenti che premiavano politiche di parità di genere, ma che non godevano di quel riconoscimento formale che avrebbe permesso di stabilire standard di riferimento univoci su tutto il territorio nazionale. Un primo tentativo di unificazione era stato fatto nel 2014 con la Certificazione Family Audit nella Provincia Autonoma di Trento: un modello che ha avuto successo e che ha costituito una sorta di ponte verso la Certificazione che conosciamo oggi.
L’integrazione della parità di genere nelle politiche economiche di Governo, con l’inserimento della Certificazione negli obiettivi PNRR, ha creato i presupposti per un’adesione diffusa e standardizzata tra diverse zone geografiche, attraverso settori produttivi diversi e su aziende con dimensioni variabili: la previsione di meccanismi premiali specifici, ad esempio, ha sicuramente ricoperto un ruolo importante affinché la Certificazione raggiungesse un numero straordinario di imprese.
Secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento di Pari Opportunità, infatti, la portata reale della Certificazione è, ed è stata, molto più ampia rispetto al previsto: basti pensare che, nei primi mesi del 2026, in Italia è stata raggiunta la quota di 13.775 imprese certificate. L’obiettivo iniziale, insomma, è stato ampiamente raggiunto e superato, con un’adesione volontaria che ha superato qualsiasi aspettativa. Tanto che la Certificazione UNI/PdR 125:2022 è diventata la quarta certificazione più utilizzata, dopo i sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente e la salute e sicurezza sul lavoro.
I dati sulle imprese certificate
Dal dato complessivo è stato estratto un campione sul quale sono state svolte ulteriori analisi statistiche: queste hanno evidenziato come, sul campione analizzato (5.451 imprese) oltre il 70% delle imprese certificate sono di dimensioni piccole o medie, valutate sulla base del numero di addetti secondo i criteri dettati dalla stessa UNI/PdR 125:2022 (tra i 10 e i 49 dipendenti per le piccole imprese, tra i 50 e i 249 per le medie). Le grandi imprese certificate (con oltre 250 dipendenti) costituiscono quasi il 13% del totale sul campione analizzato, mentre le microimprese (con meno di 9 dipendenti) sono quasi il 15%.
Sempre sullo stesso campione, poi, emerge una diffusione territoriale concentrata al Nord Italia (area su cui spicca, in particolare, la Lombardia) ma con un’ottima presenza di aziende certificate anche nel Lazio e al Sud Italia (soprattutto la Campania).
Per quanto riguarda, poi, i settori coinvolti, tra quelli che contano un maggior numero di certificazioni si trovano le costruzioni (25%), le attività manifatturiere (14%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (13%) e le attività di noleggio, agenzie di viaggio e supporto alle imprese (9%), con numerose aziende certificate anche nei servizi di informazione e comunicazione nonché nel commercio (circa il 7% in entrambi i casi).
Lo specchio di un cambiamento culturale
Questo risultato è stato sicuramente coadiuvato dalla presenza di meccanismi premiali: le aziende che si certificano, infatti, possono ottenere non solo un esonero dal versamento di una percentuale dei contributi previdenziali dovuti, ma anche punteggi maggiori per l’accesso a fondi europei, nazionali e regionali, nonché nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, oltre ad una riduzione della garanzia richiesta per partecipare alle stesse.
I meccanismi premiali, però, non sono l’unica variabile che permette di spiegare gli straordinari numeri raggiunti dalla Certificazione. Un mobilitazione tanto ampia e trasversale, infatti, nasce anche nell’alveo di un atteggiamento culturale che sta mostrando grandi aperture verso le questioni di genere e che sempre più si orienta verso iniziative di promozione della parità di genere, in molti ambiti diversi. Basti pensare alle direttive europee, che sempre più richiedono un impegno concreto in questo senso, ma anche ai mutamenti di prospettiva che stanno emergendo tra le nuove generazioni e che stanno promuovendo un mutamento culturale importante.
L’esperienza della UNI/PdR 125:2022 dimostra che un meccanismo come quello introdotto dalla Certificazione può davvero arrivare ad incentivare una presa di coscienza e un cambiamento culturale più profondi. Oltre ai vantaggi diretti e di tipo premiale previsti, infatti, sempre più aziende considerano la Certificazione un vantaggio competitivo concreto, sotto diversi punti di vista: maggiore capacità di attrarre nuovi talenti e di trattenere in azienda quelli esistenti, miglioramento del clima aziendale che si riverbera sulla qualità dei risultati, migliore qualità della leadership e maggiore innovatività dell’intera azienda. Un ambiente equo, infatti, è un ambiente che sa valorizzare tutte le competenze disponibili, il che è un fattore competitivo importante che incide direttamente sulla capacità delle organizzazioni di affrontare sfide e cambiamenti.
Del resto, è emerso già da numerose ricerche – ed è confermato dalla stessa Uni/PdR 125:2022 – come maggiore inclusività e diversità all’interno di un’organizzazione siano correlate a risultati migliori e più innovativi, anche grazie all’apporto di prospettive nuove e diverse che, in assenza di diversità e in ambienti poco inclusivi, sarebbero invece più omogenee e meno creative. La leadership femminile è stata anche collegata con migliori risultati economici delle aziende grazie a studi rigorosi, che hanno valutato l’impatto delle legge Golfo-Mosca (che nel 2011 introdusse le quote di genere) sulle società italiane. Gli studi sugli effetti di questa norma hanno anche evidenziato come quote più alte di donne nei consigli di amministrazione hanno innescato processi di selezione più efficaci dell’intero CDA, con membri più istruiti e più giovani. E’ interessante anche notare come l’aumento di donne nei CDA è stato correlato ad una diminuzione dei lavoratori e delle lavoratrici part-time: questa risultanza è stata collegata al fatto che una grande percentuale del lavoro parziale (soprattutto femminile) in Italia è involontario, e che probabilmente le donne in posizioni di vertice hanno più probabilità di contribuire alla riduzione della pratica.
Naturalmente, c’è ancora molto lavoro da fare, non solo all’interno degli ambienti di lavoro ma anche fuori, per promuovere un atteggiamento culturale che parta da una prospettiva di parità e che la applichi a tutti gli aspetti della vita quotidiana. Non a caso, le aree di valutazione su cui le aziende certificate hanno mostrato maggiori difficoltà sono proprio quelle legate al soffitto di cristallo (presenza di donne in posizioni dirigenziali) e alla gestione della genitorialità (in particolare rispetto al numero di padri che utilizzano il congedo parentale a disposizione). Come abbiamo visto, infatti, la disparità di genere si fonda su tanti fattori, diversi e interconnessi, che non possono essere affrontati o risolti singolarmente ma che richiedono un approccio globale e sistemico.
La certificazione, di fatto, non è un dato statico, né un punto di arrivo. È, invece, un percorso di miglioramento, che parte dall’analisi e dalla presa di coscienza dello stato attuale e che deve poi trasformarsi in azioni concrete con cui progettare un futuro di reale parità.
FONTI E RISORSE PER APPROFONDIRE
UNI/PdR 125:2022: il testo della prassi.
Dai “bollini” a 12mila certificazioni per la parità di genere, Il Sole 24 Ore, 2026
Parità di genere e politiche pubbliche, Paola Profeta, 2020
La Certificazione della Parità di Genere: Numeri, sito del Dipartimento per le Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri