ALDA International School 2026: tre giorni per capire come si costruisce davvero la democrazia

Si è svolta dal 2 al 4 settembre 2026 a Villa Fabris (Thiene) la terza edizione della ALDA International School. Tre giornate intense, tra interventi istituzionali, keynote, panel e Policy Lab, che hanno messo al centro una domanda comune: cosa serve davvero perché la partecipazione democratica produca cambiamento reale?


Giorno 1 – La democrazia si costruisce ogni giorno

La prima giornata si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco Giampi Michelusi e della assessora Marina Maino, in rappresentanza della Città di Thiene che ha ospitato la School, della Fondazione BVR Banca Veneto Centrale e della Regione Veneto, tramite una lettera del Presidente Alberto Stefani e un videomessaggio della consigliera regionale Morena Martini. Il messaggio di fondo è stato chiaro: la democrazia è locale, e diventa concreta quando le istituzioni conoscono i bisogni dei territori e i cittadini possono incidere sulle decisioni che li riguardano.

L’apertura e l’introduzione del tema di questa edizione, Youth as Democracy Builders, sono state affidate all’esperienza di Senida Mesi, ex Vice Prima Ministra dell’Albania, che ha descritto la buona governance come ciò che accade “tra due elezioni”: il modo in cui le promesse vengono mantenute, i cittadini coinvolti e le istituzioni rispondono ai bisogni quotidiani. Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione digitale della cittadinanza: David Mekkaoui, CEO di All Digital, ha sottolineato come non basti l’accesso a un dispositivo, ma servano competenze e fiducia per usare la tecnologia senza essere esposti a manipolazione, frodi o altri rischi. Il tema dell’informazione e degli strumenti utili a contrastarne la manipolazione è stato affrontato con Pietro Forti di Will Media, Anna Nesladek di Parole O_Stili e Francesca Capoccia di Facta, mentre Salvatore Borghese di YouTrend Strategies ha portato il tema nell’arena elettorale attraverso i casi di Romania, Georgia e Serbia, mostrando vulnerabilità simili come disinformazione coordinata, polarizzazione politica e ingerenze straniere.

Durante la giornata è stato inoltre presentato il nuovo ALDA Centre of Expertise on Participative Local Democracy, pensato per raccogliere e condividere buone pratiche all’interno della rete ALDA. La giornata si è chiusa con un Policy Lab guidato da Denys Tkachov, finalizzato alla stesura collettiva di un Policy Brief, e con una visita guidata alla Città di Thiene.


Giorno 2 – Giovani non disimpegnati, ma delusi dalle istituzioni

La seconda giornata ha approfondito, e decostruito, un luogo comune: i giovani non si stanno allontanando dalla democrazia, credono in essa, ma mettono sempre più in discussione le istituzioni e i canali attraverso cui viene praticata. A confermarlo sono i dati presentati da Valbona Karakaci e Lura Pollozhani sui Balcani occidentali: l’80% dei giovani ritiene la democrazia la miglior forma di governo, mentre il 47% non è interessato alla politica e l’82% non è attivo nei partiti, eppure il 68% voterebbe comunque alle prossime elezioni. Un paradosso che le speaker hanno letto non come apatia, ma come disillusione e mancanza di rappresentanza. Esemplare in questo senso il caso della “Flamingo Revolution” albanese, nata come mobilitazione ambientale e diventata movimento civico più ampio.

Nel panel istituzionale con l’europarlamentare Alessandra Moretti e il vicesindaco di Sarmede Alessandro Loddo è emerso, poco dopo, un messaggio centrale: essere ascoltati non equivale ad avere potere decisionale. Lo stesso concetto è stato ripreso nel workshop pomeridiano sulla partecipazione giovanile nella governance locale, condotto da Cana Tülüş Türk con Carlotta Gennari e Camilla Zurlo di Avventura Urbana.


Giorno 3 – Cosa rende resiliente la democrazia

L’ultima giornata, ha condotto i lavori a una sintesi pratica. Ad aprire la mattinata sono stati i racconti di giovani amministratori locali e regionali: Beatrice Verzé, Consigliera comunale di Verona, Jacopo Maltauro, Consigliere regionale del Veneto e comunale di Vicenza, e Pau Rodríguez, Assessore alla Gioventù del Comune di Cubelles (Spagna). Il dialogo si è concentrato sulle opportunità ma anche sulle difficoltà di entrare in politica in giovane età, incluse le barriere legate al genere per le giovani donne.

Nel suo intervento sulla resilienza democratica, il professor Paolo Graziano, dell’Università di Padova e membro del Comitato Scientifico ALDA, ha ricordato che la democrazia non si riduce a elezioni e procedure, ma dipende anche da pluralismo, partecipazione, garanzie istituzionali, accountability e capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il panel finale, introdotto da Antonella Valmorbida, segretaria generale di ALDA, e con i contributi di Senida Mesi, ex Vice Prima Ministra dell’Albania, Nino Tvaltvadze, ex Sindaca di Kutaisi, Georgia, esperta di governance locale nell’Europa dell’Est, Patrick Molinoz, membro del CoR e Vicepresidente della Regione Bourgogne-Franche-Comté, e Abdelaziz Bouslah, direttore del programma WYDE Civic Engagement, ha ribadito come le proteste dimostrino la volontà di partecipare, ma la vera prova di resilienza si giochi dopo, nella capacità del dialogo di trasformare le richieste in cambiamento concreto.

Proprio in termini di cambiamento concreto, l’ultimo pomeriggio dell’ALDA International School 2026 è stato dedicato alla presentazione dei lavori di gruppo realizzati durante il Policy Lab guidato da Denys Tkachov: dalla condivisione delle proprie esperienze alla discussione di proposte capaci di rispondere a esigenze attuali e concrete, i partecipanti alla School hanno elaborato una serie di raccomandazioni di policy — linee guida operative pensate per aiutare i decisori a rispondere a problemi sociali, economici e politici specifici.



Il filo conduttore

Dai tre giorni emerge un messaggio coerente: la democrazia non è qualcosa che si eredita o si osserva dall’esterno, ma si pratica, si ripara e si rinnova ogni giorno, a partire dalle comunità locali, passando per gli spazi digitali, fino alla capacità delle istituzioni di trasformare l’ascolto dei giovani in vera condivisione del potere.

La democrazia non si regge solo sulle istituzioni, ma si costruisce attraverso partecipazione, dialogo, fiducia e la capacità di trasformare l’azione collettiva in cambiamento.